TALIANU

Catalanu Corsu Francese

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Antoni Arca

 

 

 

 

x due

 

 

 

ispirato al racconto

Duet per a dos, di Daniel Bagur

 

 

 

 

personaggi

 

un uomo

una donna

un capofficina, un cameriere, un medico

Uno.

 

La scenografia è inesistente, soltanto qualche gioco di luci e ombre per sottolineare la presenza in scena di spazi diversi. Invece sono molto forti i rumori, da catena di montaggio; assordanti rumori meccanici frammisti a voci umane incomprensibili. un uomo, piccolo Charlot di Tempi moderni, lavora, frenetico, a una macchina inesistente. Così per qualche minuto. Poi, una voce da Vulcano chiama un nome incomprensibile. Finché non arriva il silenzio, e allora è chiaro che la voce vuole parlare con un uomo.

 

Voce di un capofficina: Ehi, tu! Sì, tu. Vieni di là. Lascia perdere il lavoro. Non devi lavorare più, adesso.

 

un uomo, titubante, va verso la zona più buia della scena. Finalmente, quando vi arriva, un cono di luce illumina una seggiola.

 

Voce di un capofficina: E' da molto che lavori con noi?

un uomo: Quasi un anno.

Voce di un capofficina: E ti trovi bene?

un uomo: Molto bene.

Voce di un capofficina: Siediti!

 

un uomo non si siede, perché ha sentito rumori di passi, perché entra un capofficina, il quale, energicamente, si appropria dell'unica sedia.

 

un capofficina: Perché non ti siedi?

un uomo: No, grazie.

un capofficina: Vuoi fumare?

un uomo: No, grazie.

un capofficina: Mettiti a tuo agio!

un uomo: Sì, grazie.

un capofficina: E così stai con noi da un anno.

un uomo: Undici mesi e due settimane.

un capofficina: Bene, mi fa piacere. E ti piace, questo lavoro?

un uomo: Sì, moltissimo.

un capofficina: Non lo trovi un po' troppo ripetitivo?

un uomo: No, anzi.

un capofficina: Uno come te, giovane, che ha studiato, dovrebbe aspirare a qualcosa di meglio nella vita, dico io.

un uomo: A me piace, questo lavoro. Mi piace molto.

un capofficina: Contento tu! Quanto guadagni?

un uomo: Dipende da quanto straordinario faccio quel mese.

un capofficina: Diciamo un milione e sei, un milione e sette?

un uomo: Sì, un milione e ottocentomila, lo scorso mese.

un capofficina: Ecco, lo dicevo, io, troppo.

un uomo: Ma siete stato voi a chiedermi di fare gli straordinari!

un capofficina: Lo so, lo so. Sono stato io.

un uomo: E voi stesso avete riconosciuto che non me ne sto con le mani in mano, che rendo lo stipendio che guadagno.

un capofficina: Lo so, lo so bene ciò che dico, io!

un uomo: Scusate.

un capofficina: Quanti figli hai?

un uomo: Nessuno.

un capofficina: Sei sposato?

un uomo: Sì.

un capofficina: E tua moglie che fa?

un uomo: Studia architettura.

un capofficina: Lo vedi, con un architetto in casa, che problemi vuoi avere mai! Sono contento. Proprio contento. (Prende un sigaro dalla tasca e se lo accende:) Ne vuoi uno?

un uomo: Non fumo.

un capofficina: Prendilo, dài, non si sa mai, nella vita. (Gli offre un sigaro:) Bravo, se non lo vuoi fumare adesso, puoi sempre fumarlo dopo.

un uomo: Grazie.

un capofficina: Anche a me sarebbe piaciuto studiare, sai, invece, mi sono sposato giovane, poi i figli. Pensa che mia moglie ha appena la licenza elementare. Anch'io, se è per questo, ma per un uomo è diverso. Un uomo sta fuori casa, impara sul lavoro, per la strada. Una donna, invece, sempre in casa, se non ha studiato a scuola, dove mai imparerà? Dico io. I miei figli, invece, tutti all'università. Tutti. E ne ho tre, tre universitari.

un uomo: E' importante, l'università.

un capofficina: E così hai sposato un architetto, o architetta? Ho studiato poco io, te l'ho detto, non ci capisco niente, di letteratura.

un uomo: Nemmeno io.

un capofficina: Bene, bene. E quanto guadagna, la tua signora? Un bel mucchio di soldi, dico io.

un uomo: Niente, non guadagna niente, per adesso sono soltanto spese, è appena al terzo anno ed ha ancora un esame del primo.

un capofficina: Comunque, sempre architetto è, e prima o poi, vedrai il denaro che vi arriverà, e allora... (Fa una smorfia di dolore.)

un uomo: Allora cosa?

un capofficina: Scusa, non farci caso. E' l'età. Senza che possa controllarlo o prevederlo, mi prendono degli attacchi, qui, al fianco sinistro. Il medico mi ha dato delle pastiglie, ma nemmeno lui sa che cosa sia veramente. Ormai non ci bado più, sarà l'età, dico io. Di che parlavamo?

un uomo: Non lo so, di mia moglie che studia per architetto, forse.

un capofficina: Dì, è bella tua moglie?

un uomo: Sì.

un capofficina: E le vuoi bene?

un uomo: Sì!

un capofficina: Hai tutte le fortune, sei giovane, istruito, una bella moglie che ami, ma allora...

un uomo: Allora cosa?

un capofficina: Allora non capisco perché tu ti ostini a fare il semplice operaio. Hai studiato, hai la tua istruzione, un domani avrai la moglie architetto. Ma riesci a immaginarti la scena? Signora architetto, o architetta, i miei omaggi, e lei, buongiorno ingegnere, le presento mio marito. E quello, l'ingegnere, oh piacere, e tu, piacere, e quello, che mestiere fa? avvocato, medico, professore come minimo, e tu, no, operaio alla catena. Non ci posso credere, non ci posso credere.

un uomo: Ma perché, no? A me piace il mestiere che faccio. Mi fa sentire vivo, mi piace il contatto con le macchine, con gli oggetti.

un capofficina: Tu mi prendi in giro.

un uomo: Non è vero.

un capofficina: Da quanto tempo sei qui con noi?

un uomo: Quasi un anno.

un capofficina: Hai figli?

un uomo: Non ho figli, ancora.

un capofficina: Perché ne vorrai, non è vero?

un uomo: Sì, certo, ne vorrò.

un capofficina: Bravo, e non aspettare i quarant'anni, per mettere al mondo il primo, dai retta a me. Comincia subito, adesso che sei giovane.

un uomo: Certo.

un capofficina: Io ne ho tre, ed ho anche due nipotini già. Ma forse tua moglie non ne vuole, gli architetti, si sa, sono mogli un po' così, dico io.

un uomo: Non capisco.

un capofficina: Che ore sono?

un uomo: Le undici.

un capofficina: Bene. Passa in ufficio e fatti liquidare.

un uomo: Non capisco.

un capofficina: Passa in ufficio e fatti liquidare. Ti paghiamo come se avessi lavorato tutto il mese. Quasi dieci giorni in più.

un uomo: Ma perché?

un capofficina: Sei licenziato, non l'avevi capito?

un uomo: No, non è vero! E' uno scherzo, mi dica che è uno scherzo.

un capofficina: C'è poco da gridare, sei licenziato, a qualcuno doveva toccare, e tu sei da noi da poco, non hai famiglia, prima o poi te ne saresti andato per fare il professore chissà dove, per cui, meglio tu che un padre di famiglia, dico io.

un uomo: Non potete farmi questo.

un capofficina: Sì che possiamo.

un uomo: Ho bisogno di lavorare.

un capofficina: Tutti ne abbiamo bisogno, ma non è questo il punto.

un uomo: Qual'è il punto?

un capofficina: Che a qualcuno doveva toccare.

un uomo: Ed è toccato a me.

un capofficina: Sì, a te.

un uomo: Perché sono giovane, non ho figli, sono istruito.

un capofficina: Esatto. Sono contento che abbia capito. E non ti preoccupare, intelligente come sei, vedrai che lo trovi subito, un altro posto.

un uomo: Grazie.

 

un capofficina si alza e scompare nella zona buia, il frastuono iniziale riempie il silenzio, un uomo lancia un grido di dolore, è di nuovo silenzio. un uomo scompare e poi riappare indossando una giacca, si siede sulla sedia con la testa tra le mani. Dopo qualche minuto un cameriere gli si avvicina per prendere l'ordinazione. In quel momento parte una base musicale, Pat Metheny, Antonia.

 

un cameriere: Prego?

 

un uomo non gli risponde, sta piangendo, un cameriere se ne accorge e va via.

 

un cameriere: Mi scusi, non mi ero accorto.

un uomo: Grazie. Anzi, aspetti!

 

un cameriere ritorna.

 

un cameriere: Mi dica?

un uomo: Mi porti qualcosa di forte.

un cameriere: Brandy, whisky, cognac?

un uomo: Sì.

un cameriere: Mi scusi, brandy, whisky o cognac, che cosa preferisce?

un uomo: Non lo so, mi scusi, faccia lei.

 

 

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