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Teatro

a, con, per,

scuola

 

Antoni ARCA

 

0. Ho accettato con piacere e una punta d’orgoglio l’invito a partecipare a questo congresso perché la Corsica ha sempre fatto parte del mio immaginario e non l’ho mai pensata come una Terra-altra, ma sempre come una Terra-mia, un luogo della mente e dello spirito che mi appartiene.

Ci venni per la prima volta tantissimi anni fa, da ragazzo, per festeggiare l’ultimo anno di liceo, ma ci ero già venuto tante volte con l’immaginazione, insieme ai miei amici che non avevano finito gli studi e che si erano imbarcati su pescherecci che costeggiavano i vostri mari.

L’orgoglio, poi, mi nasce dal verificare che il mio mestiere di insegnante non finisce nel chiuso dell’aula scolastica ma solca i mari come i miei amici pescatori e sbarca nella Terra-reale della fantasia, che non è una contraddizione in termini, ma semplicemente una delle mille possibili definizioni del Teatro.

 

0.1. Fare Teatro e farlo a Scuola, è ciò che faccio, è ciò che ho sempre fatto; fin dal mio primo giorno da scolaro, recitavo la parte del bambino timido ma educato, come adesso recito la parte del maestro scorbutico ma sapiente, a volte molto scorbutico e spesso poco sapiente.

La teatralità a scuola è, banalmente, la quotidianità: insegnanti e studenti recitano un ruolo che interpretano a soggetto inventando ogni mattina la farsa del “io insegno”, “tu impari”.

Allora, se le cose stanno così, a scuola tutto è teatro e niente è teatro. Sicuro! Si entra a scuola attori stupendi, pronti a imparare qualsiasi nuovo ruolo, disponibili a interpretare insieme il Grazioso e Pulcinella e si esce invecchiati nello spirito e costretti nell’unico ruolo che famiglia e società, attraverso la scuola, hanno voluto imporci.

 

0.2. La scuola, nel gioco del teatro della vita, non insegna a recitare una parte, ma “la parte”, quell’unico ruolo che, una volta sputati nel mondo civile, saremo obbligati a interpretare per sempre: l’architetto, il poliziotto, l’operaio, il disoccupato.

 

1. Ma questo, con il teatro da palcoscenico, che cosa a che fare? Niente, oppure moltissimo, è soltanto una questione di politica, sia in termini di politica scolastica, sia in termini di politica dei partiti.

Voglio dire che, in maniera (forse) inconsapevole, tutto, a scuola è teatrale, dai banchi ai bidelli. Ogni cosa. Un’immensa struttura in cui ci è stato plasmato (schiacciato, anche) lo spirito. Voglio anche dire, però, che il Teatro, con la T maiuscola, offerto agli alunni da insegnanti consapevoli diviene strumento liberatorio e libertario.

Ed è, ovviamente, di questo tipo di Teatro che sono stato chiamato a parlarvi: di quello che fa crescere gli alunni e li aiuta a scoprire la persona che si nasconde dietro ogni bambino; che li aiuta ad esplicitare e sperimentare la propria (presente e futura) personalità.

 

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