|
Si
interrompe, cerca di capire ché avviene in lei, poi si schiaffeggia.
Ofelia
Attrice: Scema, scema, sto diventando completamente matta. "Sai
chi è Amleto? Ma tu sai chi è Amleto? Daniele Pepe! Hai capito? Il
grande Daniele Pepe. E' l'occasione d'a vita tua. Daniele è nella
compagnia stabile de Genova e recita con chi iè pare. Devi da fa'
questa Ofelia oppure tu hai chiuso con il teatro".
E
io gli ho creduto. Ho creduto che ci credesse davvero, che io avrei
saputo conquistare col mio fascino quel finocchio di Daniele Pepe.
Ciao,
Daniele, come stai, ripassiamo insieme stassera? (Rimette il nastro
di Amleto.)
E
io, blusettina trasparente, gonna lunga con spacco inguinale e occhio
languido a pesciolona.
Lui,
bello, gentile, tutto bacetti e abbracci, e poi: "senti, facciamo
un patto, se tu sei carina con me, io sarò carino con te...
"A
me piace Laerte e io piaccio a lui. Se tu lasci credere che tu e io...
capisci? Ecco, se tu sarai gentile con me, chiederò al regista che
non ti tagli dalla scena dell'essere o non essere." (Canta:)
Una
cançó vull cantar,
una
cançó nova i linda...
Essere
o non essere.
Se
sia meglio farsi donna,
oppure
maschera ad uso del maschio
non
più platonico,
ma
vergognoso ipocrita
della
sua onesta sessualità;
questo
è il problema:
nel
teatro elisabettiano, gli attori erano maschi travestiti da personaggi
femminili o erano attrici in corpi di uomo?
Siamo
andati a cena insieme, Amleto Pepe, Laerte l'amore suo e io. E
vattene! Mi dicevano gli occhi di Pepe Amleto, e Laerte l'amore suo:
"Sai che t'invidio". Ma perché? "Perché sei
sarda." Davvero! "E' meraviglioso il vostro dialetto, o
dovrei dire la vostra lingua?" Lingua, credo. "Lingua,
lingua, sicuro. Come sono belle, quelle canzoni che canti!" Ma
non sono sarde, sono catalane. "E che differenza c'è?" Sono
lingue diverse. "Ma non sei sarda, Tu?"
Sono
sarda, io? Mia madre era di Alghero. Mio padre di Ozieri. La sua
seconda moglie di Tempio. Ed è Sardegna diversa, questa?
Mio
padre. Mio padre è uno stronzo.
Quando
l'ho chiamato per dirgli che avevo bisogno di lui, ha subito pensato
che dovessi chiedergli del denaro. Ho solo bisogno di qualche canzone.
Mi ha preso per matta.
"Ite
ischis tue de su sardu, chi lu faeddas comente unu cane!"
Corre
verso il baule, vi fruga dentro e recupera alcuni pupi che tiene in
verticale sul pavimento.
Ofelia:
Sono io, Ofelia, il vostro verginale amore, non mi riconoscete?
Mio
signore, mio dolce Amleto, scacciate via questi uomini e ascoltate le
mie parole.
Non
vi riconosco più, che cosa dite?
Voi
mi amate, è stato mio padre a dirmelo. (Lascia cadere i pupi:)
Come
posso interpretare il tono della vostra voce?
Che
cosa dite, perché mi offendete? Sono Ofelia, la vergine danese che
avete preso in sposa.
Perché
mi augurate la peste in marito?
Amleto,
mi amate ancora?
Amleto?
(Canta:)
Comente
as a passare
sa
die a sa sola
chena
bidere a mie?
Chena
bidere a mie.
Dammi
su mucaloru
a
ti lu samunare
in
s'abba de su nie.
In
s'abba de su nie.
Tutto
è finito, sono la più infelice e derelitta delle fidanzate. Ho
bevuto il tuo miele, ho creduto nella sincerità della tua giovinezza,
e adesso mi ritrovo avvizzita e persa nel delirio.
Si
lascia cadere seduta sul baule. La testa tra le mani. Poi tira su la
gonna e si sventola. Ma non rimette giù le falde e, quella grotta di
gambe e gonne diviene il teatro dei pupi che raccatta tirando su i
fili.
Ofelia
Attrice Ofelia: E' il vostro momento, adesso, attori.
Avete
mandato a memoria il testo come io l'ho scritto?
Mi
raccomando, non portate la parte.
Non
anticipate gli umori del personaggio, non viziate mai il pubblico.
Attenetevi
al testo.
Rispettate
l'autore.
Non
ci sono artifizi nel nostro teatro. Né magie di luci né suoni
infernali; soltanto la poesia della parola detta con grazia.
Mi
raccomando, rispettate il testo.
Il
pubblico vedrà il mare quando voi lo nominerete.
Il
cielo quando lo evocherete.
La
guerra, se saprete dirla con le parole dell'autore.
So
di un assassino che confessò tutti i suoi crimini, una volta che a
teatro ascoltò parole capaci di arrivare al suo cuore.
Mi
raccomando a voi, attori, rispettate la parte che vi è stata
assegnata.
Non
andate mai oltre, né troppo sopra né troppo sotto. Rimanete nel
giusto. Dite soltanto ciò che io ho scritto per voi.
Ma
ecco che arriva il pubblico, preparatevi!
Ofelia
lascia cadere le vesti sui pupi. Poi, in una sorta di trance, attende un
segnale dal pubblico. Finalmente una base musicale le dà il segnale.
Canta e intanto sistema i pupazzi sul tavolo come tanti bambolotti.
L'ultimo lo stringe al petto, lo accarezza, lo coccola, poi lo spoglia.
Se lo mette in grembo.
Ofelia
Attrice Ofelia (Canta):
Ahi
fiza mia, chie t'at basadu?
Ohi
babu meu, custu est sinnu 'e mura!
Ahi
fiza mia, inuve est sa mura?
Sas
cabras malas si l'ant mannigada!
Ahi
fiza mia, inuve sunt sas cabras?
Malefadadu
si las at furadas!
Malefadadu
chi est de zente cale?
Su
chi at leadu lunis sa Justicia!
Ohi,
cosa mala est sa Justicia nostra!
Ohi
babu meu, chie m'at basadu a mie...
Ohi,
fiza mia, non gherzo chi lu nares...
Ca
sa Justicia nostra est cosa mala!
Hai
visto come recitano bene i tuoi attori, mio signore?
Come
è agitato, il re tuo patrigno e zio.
Sì
Amleto, dormi sul mio grembo. Poggia il tuo capo in mezzo alle mie
gambe. Io sono tua, ormai. E' un fatto noto, a corte. Tutta la
Danimarca ne parla. Anche Antonella appartiene al primo attore, tutta
la compagnia ne parla.
Perché
ha sospeso la recita, il re Claudio? E' tutto un gioco, il teatro, non
è mai realtà, quell'attore che si fingeva re e dormiva nel verziere
non è morto avvelenato. Guardalo, Amleto, adesso è diventato il
ciambellano, non può essere morto, se adesso è già un altro
personaggio.
Perché
non recitano più, i tuoi attori, Amleto?
In
un impeto Ofelia rovescia ogni cosa dal tavolo. In sottofondo non viene
più nessun rumore. Poi, apparentemente rilassata, si slaccia l'abito di
scena e prende a riporre ogni cosa nel baule, anche lo specchio e i
trucchi. Per ultimo, sul tavolo vi è un mazzo di tarocchi. Li dispone
sul baule. Recita come se a guidare la sua voce fossero le onde del
mare.
Ofelia
Attrice: Mia madre. Mia madre. Le mie madri. Mi hanno consegnato
brandelli di lingua, melodie di cazoni. La mia madre catalana, quella
cresciuta sulla riva del mare, abbandonò mio padre quando io le dissi
che ero abbastanza grande per crescere da sola. L'altra mia madre,
scolpita nella pietra di Gallura, mi ha indicato la via del vento.
Vattene da questa casa, tuo padre non è uomo da figlie, fuggi, finché
sei in tempo.
L'uomo
col bastone.
Il
sole.
La
dama.
Il
cavaliere.
L'uomo
con la spada.
Il
fuoco.
L'acqua.
La
morte.
Aperta
graffa,
aperta
tonda,
desiderio
per
omeostasi,
chiusa
tonda,
più,
aperta quadra,
aperta
tonda,
ripetizione
meno pulsioni,
chiusa
tonda,
meno
oblio,
chiusa
quadra,
chiusa
graffa,
fratto
apprendimento
socio-genetico,
diviso
contatto
fratto
conservazione
per espansione
uguale
amore
fratto
dolore.
Va
a strappare gli ultimi riquadri dal cruciverba. Appare l'Ofelia
preraffaellita interpretata alla moda di Bacon. Lentamente Ofelia, che
ha trovato una margherita, prende a sfogliarla e a distendersi dentro al
baule come se fosse una vasca da bagno.
Ofelia:
Amleto, il mio uomo, ha ucciso un topo. Un uomo di nome Polonio. Il mio
primo uomo, il mio unico uomo. Polonio, mio padre. (Sfogliando la
margherita:)
Amleto,
Polonio, Amleto, Polonio, Amleto, Polonio, Amleto, Polonio, Amleto,
Polonio, Amleto. (Canta:)
Sa
mare la pentinava
amb
una pinteta d'or.
Cada
cabell una perla,
cada
perla un anell d'or.
Ai,
adéu, Anna Maria,
robadora
de l'amor.
Prima
di chiudere il coperchio schiaccia il play del radione. Parte, fino a
sfumare, l'Amleto di Olivier.
|