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Ofelia Attrice (Canta):

Filla, la meva filla,

de quin mal us queixeu?

Ai, que el meu cor se'm nua

com un pom de clavell.

I a vós, la meva mare,

us deixo el marit meu

perqué el tingueu en cambra,

com fa molt de temps que feu.

Ai, que el meu cor se'm nua

com un pom de clavell.

"Cantare, devi da canta' sempre, canzoni rinascimentali."

Ma io non ne conosco di canzoni del rinascimento inglese.

Allora mi ha dato un disco di un gruppo irlandese. E io a dirgli che non ci capivo nemmeno una parola e che comunque non mi sembravano troppo shakespeariane. "Licenze poetiche" mi ha detto, "come i costumi ispirati ai pittori preraffaelliti".

Va bene, non ti arrabbiare. "Canta quello che te pare, ma canta!"

Anche in sardo? Ho chiesto io.

Sì, anche in sardo, ha detto lui.

Anche in catalano? Ho detto io.

Anche in catalano.

Basta che siano canzoni disperate, ha detto lui. Basta che siano disperate. "Perché ciò che conta de più, è che tu entri ner personaggio." (Canta:)

Il mio cuore si spoglia

come un fiore appassito.

E a voi, o madre mia,

vi lascio mio marito.

Buongiorno, è qui il personaggio? Salve, sono Antonella, l'attrice, posso entrare? Grazie!

Mortacci sua!

"Scommetto che tu nemmeno sai chi sia, il vero Shakespeare?" Così mi ha detto, "Tu non sai chi sia il vero Shakespeare?" E io, scema, ci sono cascata. Come una pera cotta, sono caduta nel suo piatto. (Canta:)

Antuneddu, Antuneddu,

tuttu lu mundu si lagna,

ti cheria mezus mortu

chi bandidu a la campagna. (Smette di cantare e si mette a frugare finché trova un'agenda, oppure un copione:)

Willian Shakespeare. Nato a Stratford On Evon nel 1564, morto a Londra il ventitré aprile del 1616, lo stesso giorno della morte di Miguel de Cervantes de Saavedra. Nonché festa di San Giorgio e giornata del libro in Catalogna, in Giappone e nel mondo intero. Shakespeare è considerato il maggior autore del teatro elisabettiano, nonché il massimo drammaturgo di ogni tempo. (Mette via gli appunti:)

"Puttanate, Shakespeare non esiste. E' un nome, esattamente come Omero, come Platone. Nomi. Nomi indispensabili per la trasmissione del mito. Questo è. Invenzione letteraria necessaria alla trasmissione di un concetto filosofico, di una ideologia politica. Shakespeare, se mai ci fu, era soltanto un attore, un capocomico. Era Francis Bacon l'autore dei testi. Francis Bacon, e nessun altro." (Canta, e mentre canta strappa, oppure appallotola gli appunti:)

Dammi su mucaloru

a ti lu samunare

in s'abba de su nie.

In s'abba de su nie.

E io, scema di una scema, sono rimasta lì a bocca aperta. Poi, appena a casa, ho chiamato Mariolino Carta, il primo della classe dalla quarta ginnasio alla terza liceo e gliel'ho chiesto. Chi è Francis Bacon? "Un pittore! Uno che rifaceva i classici reinterpretandoli postcubisticamente e che era finito a vivere a Madrid perché a Londra gli omosessuali li chiudevano in galera a vita".

Dì, ma tu lo sapevi che era lui a scrivere tutti i testi di Shakespeare? E Mariolino Carta si è fatto una grassa risata telefonica. "Allora stai parlando di Francesco Bacone. Non ricordi tutte le inutile discussioni con professor Pirella?"

E io mi sono ricordata: idola tribus, idola specus, idola fori, idola theatri. La nazione, il villaggio, il potere, la cultura.

Ma perché mi faccio sempre prendere in giro da tutti? (Canta:)

Su mare candu est nettu

vi passiza su moru

cun d'unu udrone 'e ua.

Cun d'unu udrone 'e ua.

Se Francesco Pancetta ha pensato lo sciocchezzaio dell'idola theatri, che cosa c'entra tutto questo con Shakespeare?

"E Montaigne, non t'hai letto Montaigne? E' lui il vero ispiratore der teatro elisabettiano. Non si può conoscere se non attraverso una profonda analisi di noi stessi."

Nel frattempo, come in un pessimo film dell'orrore, Amleto parla allegramente col fantasma di suo padre.

Pensaci Antonella, rifletti. Desiderio per omeostasi più ripetizione meno pulsioni meno ancora l'oblio, il tutto fratto l'apprendimento socio-genetico diviso il contatto fratto conservazione per espansione dà origine alla sola frazione che possa rappresentarci, noi tutti siamo amore fratto dolore. (Si risistema gli abiti di scena è di nuovo Ofelia.)

Ofelia è chiaramente fuori di sé e corre scoordinata lungo la scena. Canta:

Ofelia (Canta):

Mamma mia dammi cento lire,

che in America voglio andare...

Padre, padre mio, dove siete? Debbo parlarvi di Amleto. Padre mio, dove siete? (Canta:)

Cento lire io te le do,

ma in America non vai no!

Padre mio Polonio, devo parlarvi di Amleto, egli è impazzito, davvero impazzito, d'amore. Egli mi ama, vi dico. (Parla a qualcuno che solo lei vede:)

Sì padre, ne sono certa. Amleto è entrato nelle mie stanze, frastornato nel volto e nel corpo. Le vesti trasandate. E mi guardava negli occhi e mi stringeva le mani. Soffriva, padre mio, soffriva d'amore, ne sono certa. Anche voi lo credete.

E io che non l'ho ricambiato, che ho irriso le sue profferte d'amore ostentando indifferenza.

Sì, padre, correte dal re e dalla regina madre di Amleto, dite a loro quanto egli soffra d'amore per me. Non è un capriccio di principe il suo. Non è vero Polonio padre mio? ("Polonio" si allontana ed esce. Ofelia, al centro della scena, canta e strappa un altro riquadro del cruciverba:)

Pescatore che peschi i pesci...

Pescatore che peschi i pesci...

Pescatore che peschi i pesci...

Ofelia è di nuovo l'attrice. E' Fuori di sé. Prende a calci la bottiglia dell'acqua, sbriciola una sigaretta, lancia lontano da sé il pacchetto. Non sa che cosa fare. In un impeto cerca di tirarsi via l'abito di scena sollevando la gonna fino alla testa, ma non ci riesce, è impossibile liberarsi.

Ofelia Attrice:

Desiderio per omeostasi

più ripetizione meno pulsioni

meno ancora l'oblio,

il tutto fratto l'apprendimento socio-genetico

ancora diviso per il contatto

fratto conservazione per espansione

uguale amore fratto dolore.

Non hai letto Agnes Heller?

No! Non ho letto Heller, non ho letto Montaigne, non ho letto Bacone, non ho visto i quadri di Bacon e non voglio sapere niente di Shakespeare.

Fruga nel baule e ne estrae una cuffia audio, se la calza sulla testa e infila lo spinotto al radione. Sostituisce il nastro di Amleto con uno di heavvy metal. Ad occhi chiusi mima vari strumenti -chitarra elettrica, basso, batteria...- e ne imita i rumori con la bocca, finché Ofelia comincia a prenderla e l'attrice, suo malgrado, canta una canzone opportuna per il testo.

Ofelia (Canta):

A Aragó hi ha una dama

que és bonica com un sol,

té la cabellera rossa

li arriba fins als talons:

Ai adéu, Ana Maria,

robadora de l'amor... (Butta via la cuffia:)

Povero Amleto, si finge pazzo per compiere la propria vendetta e non sa che l'intera sua famiglia, l'intera corte, complotta contro di lui.

Il mio re, la mia regina e mio padre hanno deciso di tradirlo. Adesso che la Danimarca è salva dagli attacchi esterni del giovane Fortebraccio, gli unici pericoli possono venire dall'apparente follia di Amleto, giovane principe danese.

Ed è per questo che l'intera corte, l'intera Danimarca, e gli amici di lui Rosencrantz e Guilderstein, si apprestano a tradirlo.

Ma che accade, che cosa sono queste voci? Sono gli attori. A corte è arrivato il teatro.