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Ofelia
Antoni
Arca
personaggi
Ofelia,
un'attrice
Dietro
le quinte di un Amleto
Il
fondale è un gigantesco cruciverba, mentre la scena rappresenta lo
spoglio camerino della prima attrice: uno stretto tavolo su cui sono
poggiati belletti, spazzole, specchi e specchietti, un radione e, per
terra, un'ingombrante panca-baule.
Ofelia
è al trucco. Dà le spalle al pubblico, ma il volto è riflesso dalle
tre facciate dello specchio. I rumori sono quelli del film Amleto
di Olivier trasmessi dal radione. Ofelia Borbotta.
Ofelia
Attrice (Con accento romano): Non mi viene bene, st'occhio qua.
E non mi viene bene. E sti capelli! Me paro 'na strega, me paro. Ma
chi so', la matrigna di Biancaneve? Mamma orsa? 'No schifo, so'. Me
faccio paura. Ma perché non dormo de più, io, al mattino? 'An vedi
che faccia! Mo' basta, mo' basta, mo'! Famo li seri, io so n'attrice
seria, n'attrice de teatro vero, e nun posso sempre fa' la burina. Mo'
basta, mo'! (Con fin troppo buona dizione:) Chi sono? Sono la
unica, la sola, la divina: Greta Garbo. G, g, Gre... Greta Gaarboo. (Bussano
alla porta del camerino.)
Voce
fuori campo: Cinque minuti, Ofelia in scena.
L'attrice
viene presa da un attacco di panico. Si alza, si risiede, si trucca,
smette di truccarsi. Cerca gli abiti di scena, non li trova, si risiede.
Gli abiti sono dentro il baule su cui è seduta. Si alza, solleva il
coperchio e lancia per aria tutto quanto le occorre. Freneticamente si
spoglia degli abiti da donna e indossa quelli da personaggio. Ad ogni
capo entra un pochino "di più nella parte". Intanto
sputacchia frammenti di dialogo e compendi della scena.
Ofelia
Attrice: Sentinelle: bla, bla, entra Orazio. Si situa la scena. Notte,
castello, militari, Danimarca. Entra lo Spettro. Parla, perdio, parla
dunque! Ma lo Spettro, zitto! E se ne va. Parlano, bla, bla,
presentazione della situazione storica. Siamo all'epoca in cui Amleto
junior, principe di Danimarca, dovrebbe vedersela con Fortebraccio,
anche lui junior, principe di Norvegia. Ma Claudio, lo zio di Amleto, ha
ucciso suo fratello - Amleto padre - e ne ha usurpato il letto e il
trono, così come re Norvegia, fratello di Fortebraccio padre, impedisce
a Fortebraccio figlio di fare la guerra alla Danimarca. Punto!
Che
sega di storia incasinata, dico io.
Padri
e figli coi nomi uguali. Zii che si approfittano. Ma zitti! Eccolo,
ritorna lo Spettro. Canta il Gallo. (Canticchia, pur prendendo a
essere L'Ofelia del dramma:)
E
canta la gallina,
signora
Franceschina
si
affaccia alla finestra,
con
tre corone in testa.
Voce
fuori campo: Ofelia in scena.
Ofelia
Attrice: Merda!
Le
voci dell'Amleto di Olivier si fanno più distinte. Ofelia segue
il corteo e annuisce ai discorsi che interpreti immaginari fanno non
badando a lei. Gira intorno a quei fantasmi, li accarezza, ne imita i
caratteri, né scandisce i nomi.
Ofelia:
Claudio, il re di Danimarca.
La
regina Gertrude, moglie di Amleto, madre di un altro Amleto.
Polonio,
mio padre, consigliere di re.
Laerte,
mio fratello.
Entra
"Amleto", Ofelia ammutolisce alla sua visione. Gli va
incontro, se ne allontana, perde il controllo.
Ofelia:
Amleto. Amleto, Amleto, Amleto, Amleto, Amleto, Amleto, Amleto,
Amleto... (Il movimento adesso è quasi una danza frenetica e,
arrivata al "cruciverba" ne strappa un riquadro: sotto
compaiono il colore e le immagini di un dipinto.)
Dopo
aver presentato Amleto, Ofelia ritorna ad essere l'attrice, si sgancia
qualche bottone del costume, si rilassa, beve da una bottiglia, fuma
(quando dice le parole del regista, gli rifà il verso romanesco).
Ofelia
Attrice: "E' l'occasione d'a vita tua. Una parte nell'Amleto, e
che parte: Ofelia".
Stronzo!
Ma che parte è, quella di una donna che non parla mai?
"Sì,
parla poco, è vero". Fa ha la figura della scema, dico io.
"Sì,
fa anche la figura d'a scema. Ma te devi da cala' nel personaggio, nel
tempo, devi da diventà Shakespeare. Non senti che bel suono:
Shakespeare! Shakespeare! Un nome che è già teatro".
Stronzo
lui e stronza io che ho accettato di interpretare questo ruolo. Sono
Ofelia, il prototipo delle oche di ogni tempo. Bellina, sorridente e
testa vuota; che a pensare troppo vengono delle terribili emicranie.
Ma
perché ho accettato? Perché?
Primo:
denaro.
Sì,
denaro!, se non facciamo almeno venti repliche finiamo in passivo.
Secondo:
la gloria.
Ma
se nemmeno ho il nome nel cartellone, che qualcuno in tipografia ha
sbagliato e io sarei un Antonello, invece di una Antonella.
Ma
il regista, anzi, il direttore artistico, perché lui non è un
semplice direttore di scena, lui non si limita a dare indicazioni agli
attori, lui pensa, sceglie il testo, sceglie i costumi e le musiche e,
soprattutto ricrea il testo entrando in sintonia con l'autore. E
quest'anno è la volta di Shakespeare, Amleto. Hai detto niente. Ma
mica un Amleto rifatto, no! Né una riduzione, né un adattamento, no!
Un Amleto Amleto, "come a'avrebbe messo in scena lo stesso Bardo
d'Inghilterra nel suo Globe, all'aperto, senza trucchi moderni, dal
pomeriggio al tramonto, in versi e con una miriade d'attori. Cinque
ore de spettacolo, includendo il duello finale. E tu sarai Ofelia,
Antonè".
La
figura meno costruita, meno conchiusa dell'intero repertorio
shakespeariano. Ofelia è una povera stupida senza cervello.
Voce
fuori campo: Ofelia in scena.
Ofelia
Attrice: Amleto non sa ancora che uno Spettro c'è davvero ed è suo
padre, Amleto come lui. Ma nemmeno io lo so, e mio fratello Laerte
vuole abbracciarmi prima di partire per l'Inghilterra.
Ofelia
va verso il centro della scena, si ricompone gli abiti. Di nuovo
riusciamo a distinguere l'attacco della scena dall'Amleto di
Olivier. Come prima Ofelia "dimostra" la presenza di Laerte
e poi di Polonio.
Ofelia:
Sì, fratello mio Laerte, anch'io non credo nei pegni d'amore di
Amleto.
Non
credo ma spero.
Perché
non potrebbe amarmi, un giorno, il principe di Danimarca?
Tu
affermi che ad Amleto importa soltanto il mio corpo e non la mia
persona. Ma tu, fratello mio, come puoi scindere il corpo dall'anima?
Come può, Amleto, volere me, senza volere al contempo tutta me
stessa? Posso essere, io, due cose tanto diverse e distinte?
Ma
non temere, terrò nel debito conto i tuoi saggi suggerimenti. Non
darò ascolto alle parole del principe Amleto se non leggerò sul suo
volto la sincerità più vera.
Ma
tu, invece, tu, mio buon fratello, non comportarti, lontano da questa
corte, come quei chierici che indicano una vita piena di spine ai più
e intanto vivono da scioperati in un letto di rose.
Ma
viene nostro padre Polonio, che ti invita a partire, non indugiare
oltre, fratello mio, corri al porto e fa che la nave non debba più
attendere. Addio!
Anche
voi, padre mio, affermate che Amleto non m'ama e gioca con me per suo
diritto di principe.
Ma
io, che cosa debbo fare, io, quando Amleto mi parla con quella sua
voce dolce? Quando mi guarda con i suoi occhi belli? Quando mi
accarezza le gote con le sue dita pallide?
Come
devo intendere questi suoi chiari segnali, se non come profferte
d'amore?
Non
è amore, voi dite, ma gioco, voglie di principe ozioso e astuto che
non ama e non rispetta nessuno al di fuori di se stesso, di sua madre,
forse, e del nome di suo padre, che è il suo stesso nome: Amleto.
Va
bene padre mio, farò come voi dite. (Canta:)
L'Amelia
està malalta
la
filla, del bon rei.
Comtes
la van a veure,
Comtes
i noble gent.
Ai,
que el meu cor se'm nua
com
un pom de clavell. (La scena si chiude con lo strappo di un altro
riquadro del "cruciverba".)
Ofelia
è di nuovo l'attrice. E' nervosa. Beve, ma sorsi contro voglia, fuma,
ma non assapora le boccate. Si slaccia qualche bottone. Si toglie le
scarpe. Canta quasi sovrappensiero.
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