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9.
Barbone
e Garzone.
Entra
Barbone. Suo malgrado viene attratto dalle riviste e, prima di
prenderle, osserva la casa di Uomo; la osserva da una finestra e poi
dall'altra, origlia dalla porta e poi decide, prende le riviste
scartando le lettere. Li libera dal cellofan e, disponendole
acconciamente, si prepara un soffice materasso. Con quelle che sono
rimaste si fabbrica una coperta. Si mette a dormire.
Entra
Garzone con il solito carrello.
Garzone:
Non vedi che casino, oh! Io già glielo detto a don Gavinuccio. Quel
professore mi sembra tutto matto, a me. Se ne sta tutto il giorno a
televisione accesa, giocando col gatto, e non pulisce mai la casa. Non
vedi che bordello. Boh, boh! E don Gavinuccio. “Non ti mettere in
conti che non sono tuoi, il professore mi ha dato due milioni in
anticipo. Ogni quindici giorni mi faccia recapitare i seguenti alimenti
e fra sei mesi verificheremo il saldo. Così mi ha detto e così
facciamo.”
Boh,
boh, don Gavinù, se non avesse già pagato io farei venire i pompieri
e, con una bella innaffiata laverei tutto quanto, e non senti che puzza!
E poi, din don, fosse venuto ad aprire almeno una volta. Din don. Che
campanello brutto, o mamma mia. Ascò, io lascio tutto qua e me ne vado.
E che cosa me ne fotte. (Scarica i pacchetti davanti alla porta. A
Barbone che ancora dorme:) E tu non toccare niente, mi'!, che questa
è roba del signore di lì dentro che si sta guardando la televisione.
Che se mi chiamano a me quelli di Tele Bonaria divento ricco, che ne ho
comprato cinque di azioni della televisione dei sardi. Cinque per cinque
venticinque, cento milioni mi toccano se mi telefonano. (Uscendo:)
Non toccare nulla mi'!, che è tutto pagato. E poi, anche se si mangia
tutto lui, a me che cosa me ne fotte? E mànnigadi totu tue, chi ti
faghet bene. (Esce.)
10.
Barbone
e Religiosi.
Barbone
si alza dal suo letto e rovista tra i pacchi del supermercato. Prende il
pane, il latte e il vino. Con calma apre i tre pacchi e poi mastica il
pane e beve prima il latte e poi il vino. Entrano due Religiosi con
tanto di borsa in finta pelle. Ignorano Barbone e si mettono ad
osservano dalla finestra e suonano al campanello. Barbone, invece,
intanto che continua a nutrirsi li osserva incuriosito.
Religioso
1: Din don.
Religioso
2: Din don.
Religioso
1: Sono Matteo.
Religioso
2: E io sono Giovanni.
Religioso
1: Ti vogliamo bene.
Religioso
2: Siamo venuti a parlarti dell'amore.
Religioso
1: Regalaci un minuto del tuo prezioso tempo.
Religioso
2: Ascoltaci uomo.
Religioso
1: Din don.
Religioso
2: Din don.
Religioso
1: Noi ti vogliamo bene.
Religioso
2: Siamo con te.
Religioso
1: Non ucciderti l'anima, uomo.
Religioso
2: Ascolta la voce del Signore.
Religioso
1: Aprici la tua porta.
Religioso
2: Apri a noi il tuo cuore.
Religioso
1: Din don.
Religioso
2: Din don.
Religioso
1: Sappiamo che ci sei.
Religioso
2: Spegni quello schermo infernale e ascoltaci.
Religioso
1: Ascolta il tuo cuore e vieni a noi.
Religioso
2: Lasciaci entrare. Apriti alla fede.
Religioso
1: Rinuncia alle false luci della ribalta.
Religioso
2: Spegni lo schermo del buio.
Religioso
1: Apri gli occhi alla vera luce.
Religioso
1: Din don.
Religioso
2: Din don.
I
due Religiosi sembrano essersi arresi. Finalmente si accorgono di
Barbone, però non vanno diretti verso di lui, sono dubbiosi. Barbone
offre loro il pane. I Religiosi si guardano. Barbone offre loro il
latte. I Religiosi stanno per accettare. Barbone offre loro il vino. I
Religiosi vanno via schifati. Sono usciti. Religioso 2 però torna
indietro e suona un'ultima volta il campanello. Entra Religioso 1 e lo
trascina via. Escono. Le luci si affievoliscono, è notte.
11.
Barbone,
Ladro e Studente.
Barbone
si ricopre per bene e si mette a dormire. Entra Ladro mascherato da
mimo-diabolico. È armato di torcia elettrica e chiavi. È un ladro
disastroso e sembra preoccupato della possibile reazione di Barbone, ma
quello, al contrario, non solo non lo disturba, ma, a gesti, gli
suggerisce quale chiave usare per scassinare la porta. Finalmente Ladro
è riuscito ad entrare. Scompare.
Entra
Studente, sembra affranto. Va a sedersi alla porta.
Studente
(A Barbone): Te ne freghi tu, che non devi rendere conto a
nessuno. Niente famiglia, niente lavoro, niente soldi, ma niente
obblighi. Io invece, non ho lavoro, non ho soldi, ho una famiglia che
non vorrei e sono pieno di obblighi.
Barbone
gli offre il pane e Studente rifiuta. Poi il latte e infine il vino.
Studente apprezza e Barbone va a sedersi accanto a lui. Uno dopo l'altro
bevono dallo stesso cartone di vino.
Studente:
Perché sono venuto proprio qui ad ubriacarmi? Perché questa è la casa
del mio professore di liceo. Lo so che al liceo non c'è un solo
professore. Ma per me lui era unico, il solo che mi capisse e che io
capissi. Capisci? (Pausa bevuta:) Con lui sembrava quasi di non
essere a scuola, ma in un bar, o in un giardino, al mare. Non avevi mai
la sensazione di stare a studiare, con lui. Un drago, davvero. (Pausa
bevuta:) Come insegnava lui non puoi nemmeno immaginarlo. Era amato
da tutti. Poi, un giorno. Puf! Scomparso. Non è più venuto a scuola. (Pausa
bevuta:) C'è chi dice che sia partito. Chi dice che si sia esaurito
per colpa della moglie. Chi dice che sia chiuso a casa a scrivere il
libro della vita. Chi dice che sia uno stronzo. (Pausa bevuta:)
Già, quell'imbecille della supplente. Una bionda ossigenata che viene a
scuola in minigonna e stivali. Dice che il professore non ci aveva
insegnato nulla e che lei deve farsi un culo così dettandoci i suoi
appunti dell'università. (Pausa bevuta:) Io so solo che senza di
lui non ho più voglia di andarci, a scuola, e tutto mi va storto; con
la mia ragazza, con i miei genitori, con gli amici, con la scuola. (Batte
un colpo alla porta:) Professore! (Batte ancora:) Professore,
professore, professore!
Studente
e Barbone si alzano in piedi e battono con sempre più forza alla porta
di Uomo. Improvvisamente, dall'interno della casa, spaventatissimo,
Ladro si avvicina alla finestra e cerca di aprirla. Non ci riesce. Anche
Ladro batte alla finestra. Studente e Barbone battono per entrare e
Ladro batte per uscire. Finché un assordante fragore di vetri rotti
chiude la scena. Buio.
12.
Attori
e voci in off.
I
televisori in sala cominciano a trasmettere una normale sequenza di
telegiornale. Imbonitore-Speaker che annuncia da studio e
Imbonitore-Intervistatore che fa il servizio facendo parlare i presunti
testimoni: Studente, Barbone, Ladro, Postino, Garzone.
Imbonitore-Speaker
(Dal video): L'uomo della tivù. Così lo hanno definito i
giornali. Sei mesi davanti al televisore ininterrottamente, ma era
morto. Mandiamo in onda il servizio.
Imbonitore-Intervistatore
(Dal video): Grazie studio. Come hai appena detto, un uomo viene
colpito da infarto mentre guarda la tivù e questa rimane accesa per sei
mesi davanti a lui. Un record, crediamo. Anche perché, se non fosse
stato per un ladruncolo che si era introdotto in casa proprio per rubare
quel televisore, nessuno si sarebbe accorto di nulla chissà per quanto
tempo ancora. Ma sentiamo i vicini che non si erano accorti nulla.
Un
po' intervistati e un po' in fermo immagine passano sullo schermo i
volti di tutti i protagonisti. Si dicono cose senza senso che non è
necessario trascrivere. Intanto che tutto ciò scorre negli schermi, sul
palco si accendono le luci di servizio. I tre attori, intanto che si
struccano, sono entrati per smontare le scene. Portano via la poltrona.
Raccattano carta e barattoli. Portano via il televisore. Uno di loro
rimette la cornetta del telefono a posto. Il telefono squilla. L'attore
sembra sorpreso, poi chiama gli altri e, dopo qualche altro squillo
alzano la cornetta.
Voce
di donna: Sono sei mesi che non ti fai più vivo. Perché? (Pausa:)
Lo so bene che non devo più considerarmi tua. (Pausa:) No, no!
Non è per denaro che ho bisogno di te. (Pausa più lunga:) Io ti
amo, ti amo, ti amo!
Cala
il sipario, nei televisori in sala passano i titoli di coda.
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