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Corsu

 

5.

Voci in off.

Squilla il telefono. Al sesto squillo si inserisce la segreteria telefonica.

 

Voce di Uomo (Filtrata attraverso il nastro di una segreteria telefonica): Risponde il 270109, mi dispiace che abbiate chiamato in questo momento, provate più tardi, se volete, ma non lasciate il messaggio, perché non lo ascolterò.

Voce di donna (Filtrata attraverso il nastro di una segreteria telefonica): Sempre il solito antipatico. (Pausa:) Scusa, non voglio offenderti, e so anche che non dovrei chiamarti affatto. (Pausa:) Però, sono due mesi che non ti fai più vivo. (Pausa più lunga:) Insomma, per il momento non ho una grandissima urgenza dell'assegno mensile. (Pausa. Diventando aggressiva:) Basta! Ti do ancora una settimana e poi ti faccio scrivere dall'avvocato. Non sarò più tua moglie soltanto tra un anno, ricordatelo!

 

 

6.

Micio e postino.

Ritorna la luce. La scena è ancora la stessa, scatolette e barattoli sono sparpagliati nella stanza, solo i cartoni del latte sono messi in bell'ordine, uno è squarciato e Micio finisce di leccarlo, poi va a giocare col telecomando del televisore. Nello schermo si susseguono inutilmente i programmi, finché il telecomando non ricade pesantemente sul pavimento e il televisore si oscura. Entra Postino, anche lui arriva fino all'immaginato portone di Uomo e suona il campanello.

 

Postino: Din don. Che bel suono ha questo campanello. Da casa signorile. Davvero. E poi si vede bene che questa è la casa di una persona come si deve. Guarda che cosa tutto riceve. (Prende a togliere dalla borsa ogni cosa che nomina:) Un mensile di cinema, un settimanale di politica e cultura, un bimestrale di diritto pubblico, un quindicinale di didattica. E guarda i mittenti delle lettere: università di Venezia, istituto Giovanni Pellicano di Padova, università di Catanzaro, Scuola Normale di Siena. C'è poco da dire, quando la persona c'è: c'è e si vede. (Suona ancora al campanello:) Din don. Veramente di classe queste campane. Ma perché non viene ad aprire? (Mimando una riverenza:) Professore, ecco la posta per lei, complimenti e omaggi alla signora.

No, alla signora no che sono separati, mi pare. E complimenti per che cosa? Per la posta che riceve? Magari si offende. Niente complimenti, gli porgo il pacco e saluto con sorriso d'intesa. Sempre che venga ad aprire. Io suono di nuovo. Din don. (Nessuno gli apre e così va a vedere in casa dalla finestra che non c'è:) Strano che non venga ad aprire. Guarda che casino che c'è? E il gatto! Guardalo lì, sembra lui il padrone. (A Micio:) Vai a chiamare il professore. Forza! Vallo a chiamare, digli che c'è il signore della posta. Su, vai!

Sto diventando matto. Parlo col gatto, adesso. (Sprezzante prende a lasciar cadere un plico dietro l'altro in un'immaginaria buca per le lettere:) Ma che mi importa se non viene ad aprire? Università di Venezia, giù! Istituto Giovanni Pellicano di Padova, via! Scuola Normale di Siena. Mensile di cinema ed arte varia. Settimanale di politica e cultura. Via tutto, giù! Sarà pure intellettuale, questo qui, ma come tiene la casa! (Esce.)

 

7.

Micio, Imbonitore e voci in off.

Micio salta sulla posta e ci gioca. Prima sembra divertirsi poi, come in un crescendo musicale, si accanisce contro tutta quella carta e la ferisce, la sbrana, la riduce a brandelli. La rivolta gattesca viene interrotta dalla tivù. Nello schermo compaiono immagini solari. Sono enormi cartoline di paesaggi sardi che si susseguono su un sottofondo musicale fatto di rumori di vento, di foglie, di sabbia e di mare che confluiscono in un coro gutturale di canto a Tenores. Micio è come ipnotizzato dalle immagini, prima che il televisore annunci di che programma si tratti, raggiunge la poltrona e si accovaccia su uno dei braccioli. Questa volta Imbonitore verrà sempre inquadrato a persona intera e la sua figura fluttuerà fra le immagini delle diverse cartoline.

 

Imbonitore dallo schermo: Tele Bonaria, la tivù dei sardi. Sottoscrivi un'azione di Tele Bonaria, aiuterai la Sardegna a crescere. Tele Bonaria è il futuro. Compra le azioni di Tele Bonaria. (Pausa e ripresa del tema musicale:) Trasmettiamo: “Cartoline dalla Sardegna, visioni di un mondo che ancora c'è". (Pausa e ripresa del tema musicale:) Tele Bonaria, la tivù dei sardi. Con una sola azione acquistata da ognuno di voi riusciremo a fare una grande televisione. Abbiate fiducia nel nostro grande progetto, acquistate più azioni della nostra tivù, la vostra tivù. (Pausa e ripresa del tema musicale:) Trasmettiamo: “Cartoline dalla Sardegna", visioni di un mondo che ancora c'è. (Pausa e ripresa del tema musicale:) Tele Bonaria, la tivù dei sardi. Vi abbiamo chiesto di comprare una nostra azione, abbiamo chiesto la vostra fiducia e noi premiamo chi ha fiducia in noi. Ogni venti minuti sceglieremo a caso un numero telefonico da una delle quattro provincie sarde, se il fortunato avrà già acquistato anche una sola delle azioni di Tele Bonaria, vincerà un bonus di venti milioni. Signorina, mi dia la linea.

 

Squilla il telefono. Micio salta giù dalla poltrona, va verso il telefono e si mette in attesa. Il telefono continua a squillare. Improvvisamente da dietro il televisore sbuca fuori Imbonitore in persona, il quale incita Micio affinché prenda il telefono. Micio salta e fa cadere l'apparecchio. Imbonitore parlerà contemporaneamente da dentro e da fuori lo schermo.

 

Imbonitore: Buongiorno signora, siamo di Tele Bonaria, la tivù dei sardi, come sta?

Voce di donna: Ci sei?

 

Micio è sempre più affascinato dalle parole di Imbonitore. Prima ritorna sul bracciolo della poltrona e poi scompare lasciando cadere penzoloni la coda dalla spalliera.

 

Imbonitore: Le piacciono le nostre “Cartoline dalla Sardegna, visioni di un mondo che ancora c'è"?

Voce di donna: Perché non mi rispondi? Ho parlato con l'avvocato.

Imbonitore: Non ha ancora visto il nostro programma? Signora mia, ma che cosa mi combina?

Voce di donna: Lo so che ci sei, ma perché non ti fai più vivo, almeno con la bambina? Lei chiede sempre di te.

Imbonitore: Quindi nemmeno ha acquistato almeno una nostra azione? Una azione di Tele Bonaria.

Voce di donna: Parlami, ti prego, non li voglio i tuoi soldi, ma parlami, per favore.

Imbonitore: Signora, lei ha perso venti milioni. Corra a comprare le azioni di Tele Bonaria, e chissà che non sia più fortunata la prossima volta.

Voce di donna: Ti odio, ti odio, tu e la tua mania di non spegnere mai la televisione.

Imbonitore: Arrivederci, signora. Tante cose. E ricordate. Comprate le azioni di Tele Bonaria. La televisione dei sardi.

 

Riparte il tema musicale. Buio

 

 

8.

Postino.

Al ritorno della luce la scena non è cambiata, la stanza è un caos di scatolette sparse e giornali stracciati. Uomo e il gatto sono scomparsi dietro la poltrona e di Micio si vede solamente la coda. Lo schermo continua a trasmettere “Cartoline dalla Sardegna” e Imbonitore continua ad essere una figurina a corpo intero fluttuante nello spazio televisivo.

Da questo momento i televisori in sala cambiano inquadratura e ritrasmettono fedelmente le stesse immagini del televisore sul palco. Entra Postino.

 

 

Postino: Nemmeno fosse morto, questo disgraziato. Ogni giorno continua a ricevere posta dalle università di mezzo mondo e lui che fa? Dà tutto al gatto perché ci si affili le unghie. Intellettuale di merda! E questo campanello? Di don. Lugubre! Ma un bel trillo da famiglia media non poteva metterselo anche lui? Drin, drin. No, lui è un intellettuale. E certo! Din don. Ma che suono a fare? Io nemmeno gliele metto dentro la buca ste riviste. Le lascio qui sul portone. Almeno qualcuno le leggerà. Non li sopporto più sti intellettuali del… Ma poi, cos'è che fa? Guarda la televisione. Ma guardasse almeno un programma intelligente, macché, cartoline. Guarda le cartoline, lui. Ma va' da' via il c… (Esce.)