Poesias Tessias

 

 

Hè u titulu di un’operazione chì aghjunghje arte di a tessitura, literatura è teatru. Rosa Alice Branco è Maram al-Masri anu scrittu ognuna un puema oghje integratu in u spettaculu POESIAS TESSIAS (issi puemi sò dinò cantati in u spettaculu)

Truverete quì:

1-U prugettu è a so descrizzione

2-A fola di l’invenzione di u tilaghju (in versione taliana è francese)

3- I puemi di e nostre amiche puetesse

 

 

Progetto

 

 “ IL CERVO IN ASCOLTO “ racconta di una tessitrice che in attesa del rientro del marito cacciatore ordiva al telaio un tappeto che rappresentava una selva con un cervo in ascolto, l’attesa del marito era carica di impazienza ma anche di gioia perché gli avrebbe rivelato che era in attesa di un bimbo.

Il marito non rientrò mai più, ma intanto nacque una bimba dagli occhi di cerbiatta.

La bimba crescendo avrebbe lavorato al telaio e, andata in sposa a un uomo venuto da una contrada lontana, avrebbe insegnato alle proprie figlie a lavorare al telaio, le quali a loro volta sarebbero andate in spose a uomini che le avrebbero portate in luoghi sempre più lontani così da consentire che l’arte della tessitura invadesse tutta l’Isola.

E così di madre in figlia sino a perderne la memoria delle origini ogni angolo della Sardegna ebbe il suo tappeto: a Nule si tessero tappeti dai colori insoliti e sgargianti; Morgongiori raffigurò aquile coi cervi, castelli, torri e chiese; Mogoro disegnò cavalli quadrati neri e rossi; Isili uccelli, cavalcate nuziali, guerrieri che combattono coi cervi; Gavoi, Bolotana, e Oliena il “ tappinu de mortu “; Ruinas gli asinelli; Ilbono i garofani; Nulvi palme e uccelli; Senis cervi neri; Terralba rose; Sarule calici e clessidre.

Le donne di cui si racconta erano le Janas. Esse inventarono la scrittura attraverso la tessitura e tale meraviglia regalarono agli uomini.

Attraverso la metafora del telaio si vuole svelare che le uniche depositarie delle origini misteriose e della memoria del nostro popolo furono le donne, vista l’inequivocabile matrice matriarcale della Sardegna.

Ma la Sardegna non è l’unica ad avere queste basi sociali, nel bacino del Mediterraneo tante sono le culture che hanno una matrice comune alla nostra, il telaio non è una esclusiva delle tessitrici sarde.

Tutte le donne di tutti i popoli del Mediterraneo lo conoscevano e lo usavano.

 

“ POESIAS TESSIAS “ vuole chiamare a sé queste donne mediterranee e intende farlo con la poesia.

Il progetto prevede il coinvolgimento di quattro poetesse appartenenti all’area del mediterraneo: una siriana, una italiana, una portoghese e una sarda ovviamente, alle quali si chiede di produrre una tensione lirica che verrà ordita e dunque inserita in quattro differenti arazzi ad opera delle tessitrici.

La progettazione artistica degli arazzi sarà curata dall’artista Maria Lai.

Il testo teatrale sarà l’elaborazione della leggenda, dunque prevede l’intervento di sole attrici e di una cantante lirica che eseguirà le quattro poesie musicate dal maestro Gabriele Verdinelli del coro di Santa Cecilia di Sassari.

I passaggi teatrali verranno sottolineati dal vivo dal trombettista Paolo Fresu.

 

            Si precisa che la realtà, in cui risiedono ed operano la Coop. “ SU TROBASCIU “ e l’Associazione Culturale “ TEATRO TRAGODIA “, è Mogoro, paese al centro della Marmilla ricchissimo di Artigianato e conosciuto nell’Isola grazie non solo ai vini ma anche alla “ Fiera del tappeto “ che oramai da quarant’anni lega la sua immagine al turismo culturale Regionale.

 

OBIETTIVI E FINALITA’

 

Gli obiettivi di tale progetto sono quelli evidenti di trasmettere la cultura attraverso uno strumento semplice ma efficace qual’è la lingua, con l’introduzione di un elemento inusuale per la didattica linguistica qual è il lavoro artigianale, il quale permette di usare la tecnica della manipolazione unitamente alla sua grande valenza culturale .

Ciò può offrire lo spunto per avviare un laboratorio indirizzato ai bambini che permetta di fornire loro gli strumenti necessari per conoscere le proprie radici anche attraverso un telaio.

 

La coordinatrice.

Virginia Garau

 

 


 

 

Il cervo in ascolto

 

 

 

I QUADRO

 

La sposa stava al telaio e aspettava il giovane marito che era andato a cacciare il cervo. Lo sposo non poteva oltre ritardare il suo ritorno: e lei era impaziente di confidargli una gioia che aspettava un bambino.

Era già nata sotto la spola la selva che ora doveva ricevere e nascondere un ospite, un cervo in ascolto.

La tessitrice era tanto felice; solo la turbava di quanto in quanto un incomprensibile affanno, come di uno che le picchiasse al cuore. E diceva tra se “ deve essere il bambino”. Poi, a un tratto, sentì alla porta gente che bisbigliava: la porta si aprì ed entro un vento gelido.

 

II QUADRO

 

Da quel momento la sposa riprese a tessere e ad aspettare, e tessé e aspettò finché  non ebbe partorito. La bambina aveva occhi di cerbiatta, e la madre per quella grande gioia usci dal silenzio della selva: celebrò il battesimo e prese il lutto. L’orfana crebbe al telaio aspettando lo sposo, e sua madre fece in tempo a vedersi nonna. Le nipoti si chiamavano Emmanuela, Giusta e Daniela e crebbero anche esse al telaio aspettando lo sposo.

 

III QUADRO

 

E gli sposi arrivano e se le portarono lontani con i loro telai. Ognuna fece nido quale in montagna, quale in pianura. I telai della montagna della montagna diedero tappeti folti d’ombre severe; i telai della Marmilla, dei Campidani feraci li diedero la festa, San Sperate gli accese di colori. E la consanguinee se li scambiavano alle feste, e ciascuna si guardava intorno e onorava le erbe e gli animali e i colori e l’anima della sua contrada. Ma nella libertà di guardarsi ciascuna intorno e di essere diversa, era Più forte di loro il dare testimonianza d’essere discese dalla stessa dinastia. E tutte mettevano in mostra trionfale vasi di palmizi, tralci di vite, melograni, garofani e rose, animali e angeli, coppie che danzano tenendosi per mano, re e regine, Lucrezia e Cristina, il cavallo alla fonte, il cavaliere o gli sposi a cavallo, gli asinelli e i cani e i cervi, le oche e le colombe, stelle innumerevoli di cieli inverosimili o suggeriti dalla natura.

 

IV QUADRO

 

E le nuove tessitrici stettero al telaio e aspettarono anche esse lo sposo, e gli sposi venivano ma sempre più di rado da contrade lontane. E di discendenza in discendenza qualcuna quasi si dimenticò dell’origine e volse gli occhi all’oriente. Così Nule diede il tappeto, e l’innalzò quasi insegna straniera per insoliti colori. E così Ploaghe col suo leone e il tralcio della vite. Morgongiori restò fedele all’aquila coi cervi e fantasticò castelli e torri e chiese. Mogoro diede cavalli quasi quadrati neri e rossi, Isili gli uccelli stecchiti, il guerriero che combattè coi cervi. Santa Giusta le confraternite d’angeli. La Marmilla il ballo tondo come gara di resistenza. La Barbagia  la geometria che Nuoro alternò con gli uccelli. Gavoi, Bolotana e Oliena “il tapino de mortu” . E Ruinas diede gli asinelli in serie, il Bono garofani sanguigni, e Nulvi palme uccelli e cagnolini, Senis terra di pochi fuochi, cervi neri grecizzanti. E Terralba rose d’ogni colore. E Sarule calici e chiavi e clessidre. Tappeti antichi di ruvida lana che sfidano il sole di tutto agosto senza perdere colore. Nati dal dolore di un’antica sposa. Le nipoti, ancora fedeli ai miti e ai telai, credono che il tessere porti fortuna: il battere del telaio nel silenzio della casa e nell’ attesa  e nella malinconia dei giorni non lascia infatti morire la speranza.

 

 

Legenda :

 

I QUADRO : ITALIA – ALDA MERINI

II QUADRO : SIRIA  ……

III QUADRO : PORTOGALLO ….

IV QUADRO : SARDEGNA  - PAOLA ALCIONI

 

 


 

 

Le cerf aux aguets

 

 

 

I TABLEAU

 

La femme était à son métier et attendait son jeune époux qui était allé chasser le cerf. Le mari ne pouvait plus différer son retour et elle était impatiente de lui faire partager sa joie: elle attendait un bébé. Sous la navette de son métier était déjà née la forêt qui maintenant devait recevoir et abriter un hôte, un cerf aux aguêts. La tisseuse était si heureuse... Elle était seulement contrariée de temps en temps par une angoisse incompréhensible, comme si on frappait à son coeur. Et elle se disait à elle-même: “Ce doit être le bébé”. Puis, soudain, elle entendit à la porte des gens qui murmuraient: la porte s’ouvrit et un vent glacial entra.

 

 

II TABLEAU

 

A partir de cet instant, la femme se remit à tisser et à attendre... elle tissa et attendit jusqu’à ce qu’elle eut accouché. La petite avait des yeux de biche et sa mère, poussée par cette grande joie, sortit du silence de la forêt: elle célébra le baptême et prit le deuil. L’orpheline grandit près du métier à tisser en attendant son mari et sa mère eut le temps de se voir grand-mère. Ses petites filles qui s’appelaient Emmanuela, Giusta e Daniela, grandirent elles aussi au métier en attendant un mari.

 

 

III TABLEAU

 

Et les maris arrivent et les emportent au loin, elles et leurs métiers. Chacune fit son nid, soit en montagne soit en plaine. Les métiers de la montagne donnèrent des tapis épais sombres et sévères, les métiers de la Marmilla, des Campidani sauvages leur donnèrent un air de fête, San Sperate les illumina de couleurs. Et les trois soeurs se les échangeaient les jours de fête, et chacune regardait autour d’elle et honorait les plantes et les animaux et les couleurs et l’âme de sa contrée. Mais dans cette liberté qu’elles avaient de regarder toutes autour de soi et d’être différentes l’une de l’autre, le sentiment le plus fort était de témoigner qu’elles provenaient toutes les trois de la même origine. Et toutes mettaient en scène des vases de palmiers, des ceps de vigne, des grenades, des oeillets et des roses, des animaux et des anges, des couples qui dansaient en se tenant par la main, des rois et des reines, Lucrezia e Cristina, le cheval à la source, le cavalier ou les mariés à cheval, les ânes, les chiens et les cerfs, les oies et les colombes, des étoiles innombrables dans des ciels imaginaires ou suggérés par la nature.

 

 

IV TABLEAU

 

Et les nouvelles tisseuses se tinrent elles aussi près du métier et attendirent elles aussi un mari et les maris arrivaient, mais de plus en plus rarement, de contrées lointaines. Et au bout de plusieurs générations l’une d’entre elles oublia son origine et tourna les yeux vers l’orient. C’est ainsi que Nule transforma le tapis en le brandissant comme une bannière étrangère avec des couleurs étranges. C’est ainsi que fit Ploaghe avec son lion et son pied de vigne. Morgongiori resta fidèle à l’aigle avec les cerfs et imagina des châteaux, des tours et des églises. Mogoro donna des chevaux pour ainsi dire à carreaux rouges et noirs, Isili les oiseaux tout raides, le guerrier qui combattit avec les cerfs. Santa Giusta les confréries d’anges. La Marmilla la danse en rond comme lutte de résistence. La Barbagia  la géometrie que Nuoro fit alterner avec les oiseaux. Gavoi, Bolotana et Oliena “il tapino de mortu” (le tapis du mort) . Et Ruinas donna des ânes en troupeaux, Bono des oeillets couleur de sang, et Nulvi des palmiers, des oiseaux et des chiots. Senis région peu peuplée, des cerfs noirs de race grecque. Et Terralba des roses de toutes les couleurs. Et Sarule des calices, des clefs et des clepsydres. Des tapis à l’ancienne faits de laine brute qui brave le soleil du mois d’août tout entier sans perdre leur couleur. Nés de la douleur d’une femme des temps antiques. Ses descendants, encore fidèles aux mythes et aux métiers, crient que le tissage est un porte-bonheur: car le bruit du métier dans le silence de la maison, dans l’attente et la mélancolie des jours ne permet pas que meure l’espérance.

 

 


 

 

Maram al Masri

autres poèmes de Maram Al Masri

 

Avec le fil du temps,

elle tisse

l’histoire du rêve

et la mémoire de son attente.

 

Maille après maille

elle fait patienter

les douleurs de l’absence

et le corps dans son désir.

 

Elle écoute

la respiration de sa forêt,

la conversation des gazelles et des oiseaux

et les chuchotements

des arbres, des monts et de la plaine.

 

Elle n’entend pas

les tempêtes au-dehors,

elle ne voit pas

la neige assoupie dans son lit.

 

Elle offre

son ventre au printemps

pour qu’il y habite

et ses doigts à un arc-en-ciel

pour qu’il en émerge.

 

 

Cù u filu di u tempu

tesse

a fola di u sognu

ed a memoria di l’aspettà.

 

À maglia à maglia

mette pacenza

à e pene di u mancà

à e primure ch’ella hà à dossu.

 

Stà à sente

u rispiru di a furesta,

a ragiunata di e gazelle è l’acelli

è i chjuchjulimi

di l’arburi, di i monti è di a piaghja.

 

Ùn sente

i tempurali al di fora,

ùn a vede

a neve alluppicata in u so lettu.

 

u so corpu à u veranu

ch’ellu ci stessi

ed e so dite à l’arcu balenu,

ch’ellu affiuressi.

 

Traduzzione.G.Thiers

 

 


 

 

Rosa Alice Branco

autres poèmes de Rosa Alice Branco

 

 

 

O coração da agulha

 

Sempre as mulheres teceram,

porque sonham devagar e lento é o ritmo

com que cosem a tristeza com as cores da alegria.

Elas que não escolhem, mas são escolhidas,

não chegam a partir, são arrastadas para longe

onde fazem ninho para regressarem às cores da infância.

Mas cada sonho é tecido com os fios da montanha à vista,

ou a planície que calcorreiam com os passos.

A cada tapete a sua parte de sonho e de realidade,

como irmãs nascidas do sangue dos animais e do vermelho

dos cravos, do fulgor dos cavalos, da agilidade das gazelas,

como se pudessem voar nas asas das pombas para reencontrar

as estrelas perdidas ou nunca achadas. Já não são velhas mulheres

cosendo, mas jovens esposas montadas nos sonhos

que repartem com as outras. É assim que as cores se multiplicam

nos seus ventres cheios e voam os tapetes de filha em filha

e cada uma parte e fica com uma agulha na mão

e o coração insaciável.

 

 

Le cœur de l'aiguille

 

Toujours les femmes ont tissé

car elles rêvent doucement et lent est le rythme

dont elles cousent la tristesse avec les couleurs de la joie.

Elles qui ne choisissent pas, mais sont choisies,

n'arrivent pas à partir, mais sont traînées au loin

où elles font leur nid pour retourner à l'enfance.

Mais chaque rêve est tissé avec les fils de la montagne en vue

ou la plaine qu'elles arpentent de leurs pas.

À chaque tapis sa part de rêve et de réalité,

comme des sœurs nées du sang des animaux et du rouge

des œillets, de l'éclat des chevaux, de la souplesse des cerfs,

comme si elles pouvaient voler sur les ailes des colombes pour rencontrer

les étoiles perdues ou jamais trouvées. Elles ne sont plus des vieilles femmes

cousant, mais des jeunes épouses montées sur leurs rêves

qu'elles partagent avec les autres. C'est ainsi que se multiplient les couleurs

dans leur ventre plein et volent les tapis de fille en fille.

Chacune part et reste, une aiguille dans la main

et le cœur insatiable.

 

(Trad.Catherine DUMAS)

 

 

 

 

U core di l’acu

 

Sempre e donne anu tissutu

chì ti anu sogni lindi ed hè pianu u ritimu

chì ne cosgenu a tristezza cù i culori di l’alegria.

Elle chì ùn sceglienu, ma chì omu sceglie,

ùn a ci facenu à parte, ma sò trascinate luntanu

duve elle facenu u nidu da turnà ne zitelle.

Ma ogni sognu hè tissutu cù i fili di a muntagna in vista

o a piaghja duv’elle incalcanu i passi.

Ad ogni tappettu a so parte di sognu è di realità,

cum’è surelle nate da u sangue di l’animali è da u rossu

di i carofuli, da u luccicu di i cavalli, da l’agilità di e gazelle,

cum’è s’elle pudessinu vulà nant’à l’ale di e culombule da scuntrà

e stelle perse o infattate mai. Avale ùn sò più vechje

chì cosgenu, innò, chì sò giovane spose incavalcate si à i sogni

spartuti cù l’altre donne. Hè cusì chì i culori si multiplicheghjanu

in i so corpi pieni è volanu i tappetti da figliola à figliola

ognuna parte è stà, un acu in manu

ed u core chì ùn si pò sazià.

 

(Trad.G.THIERS)