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Leonardo Sole (puema)
Argini rotti gli argini geme luce notturna alle radici del mare il cielo tende reti bluastre alla ruggine del mattino
Voragini altre volte ho viaggiato spazi ignorati dalle mappe dei grandi navigatori dove ha volti stellati l'inquietudine e il cuore chiama a raccolta pietose solitudini dove un'ala accende il rapido orizzonte a picco nel cuore dell'ombra dove ancora il grido ha voragini materne che la piaga dei giorni con lenta sabbia risale
Sorriso e blu ci siamo visti dicevo in quegli occhi d'ombre azzurri di boschi che un battito d'ali rischiara lì tra mare e mare l'anno scorso ricordi? nell'ombra azzurra che ridevi tra foglia e foglia ricordi? spaziosa d'ombra di boschi in luce filtrata ridevi ma come? dicevo non mi riconosci? ci siamo visti tanto prima dieci forse venti ricordi? in altezze d'ombra sotto quei monti dicevi nuota azzurro d'alberi il mare e tu in luce ridevi tra foglia e foglia d'erbe spaziosa e di ciglia tenere d'ombra chiara sotto le nubi ricordi? l'erba delle ciglia tra foglia e foglia e il mare giù alto tra nubi in spessa luce blu rideva e tu spaziata ridevi tra ciglia di foglie come un nido appena blu nell'ombra che canta è questa la prova ricordi? che tu venivi e ridevi tanto fa cent'anni o forse prima tra nube e nube ma la vela bianca nel mare di spuma ricordi? scivolava in trine di pensieri tra foglia e foglia sotto lo sguardo dei monti e l'azzurro in basso e oltre in alto cupo rideva ma gli occhi d'ombra azzurri d'umido bosco e d'uccelli fragili al volo di primo mattino sotto le ciglia verdazzurre tra ombra e ombra teneri d'alba quando forse migliaia d'anni prima o dopo ricordi? quando in cupe solitudini tra ombra e ombra spaziava ma fragile il sorriso d'anni di foglie fragile più del respiro che il male cupo di profonde attese ma lieve al risveglio tra foglia e foglia in luce rideva e tu nel respiro lieve in altezza di foglie nel profondo degli occhi tuoi tra aghi di luce ridevi in altezza di uccelli che allora di ala in ala lievi e tu lieve di foglie e lontananza nel tuo cupo profonda e fragile come un sospiro ridevi
Custodivo paesaggi Sfuggito alla febbre dell'infanzia correvo sulle mie acque Custodivo paesaggi. venivano uccelli. Fiori purpurei... Ma già esalano voci nel tardo respiro del mattino Coralli aguzzi incidono la pelle del giorno. Il cielo schiude le sue ali. Cadono passeri e foglie. Venne l'acqua. Tracimava i suoi volti smemorati stringendo al petto slavato due pallidi crisantemi, Non voglio fiori, dicevi. Non volevi la pena della bellezza che piega i suoi calici alla rugiada notturna, Hai gettato su di me la polvere dei tuoi occhi Mi hai cercato. Era amore? La punta del tuo sguardo ancora affonda nel cuore il coltello avvelenato.
Crisalide nell'utero estremo delle tue labbra marine un tonfo slabbra l'olio materno di voce in voce risale ha stupore di morte la crisalide alata dalle cornamuse del sogno
Parola che trema è ancora voglia di vivere o un lontano morire che ravviva la traccia di un'antica caccia questa parola che trema ai cancelli del sangue? era umido ardore pietra aguzza erba fiore ora è cupo furore parola atroce gettata al naufrago che si perde e il grido antico rinverde il corpo madido slaccia gli occhi la bocca le braccia i baci gli sguardi le carezze i silenzi scoscesi le ebrezze poi scende e depone le vene balugina affonda desquama sillaba a sillaba: t'a- mo... rispunta l'antica pena...
Notte d'amore da lontane paludi il vento tenero d'erba a sciogliere l'acredine dei corpi si ritira il grido delle foglie dagli stipiti della notte risale la carne spossata con lenta marea all'inganno dell'alba
Se Se qualche frammento di me da lontane origini se qualche filamento un fiocco di nuvola se lo sguardo rappreso un sogno di lumaca che brilla sull'erba se l'ultima cellula memore non vinta se un'ombra lieve di foglia che vibra e non cade viaggerò di luce in luce come un acrobata che innanzi a sè lancia la corda su cui cammina
senza che il respiro se ne accorga così insensibilmente ci si perde senza che il respiro se ne accorga si rimane legati le mani vanno alla ricerca di sogni gabbiani spauriti all'alba muovono le ali stanchi arrivano alla fine della notte non resta che il sale del lungo orizzonte che ristagna prosciuga i segni dell'ombra tenerezza di piume ricopre la morte degli uccelli
Questa cosa sottile questa cosa sottile che cresce alle radici del respiro che ti fruga ogni vena e risale il calvario degli anni che fa l'inventario delle rughe e conta le efelidi della tua pelle che ti prende il respiro la voce le unghie lo sporco delle unghie che indossa la tua pelle con noncuranza che ti dice spòstati...
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