Franco COCCO

 

In nome

della pietra

 

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Uomomenhir

 

Hanno viso di pietra gli uomini

e mani di pietra gli uomini

e viso di pietra gli uomini

qui dove il regno della pietra

in favola di dio e di animale

racconta l'odissea di uomini.

Così mi sono perdutamente

riscoperto per sempre

uomomenhir

chiuso dentro un antico reame di chiudente

odiandoamando

in nome della pietra. .

 

 

Pietraia

 

Isola ancora regno di pietraia

dove sono di pietra anche parole

affilate alla lama del silenzio

scagliate per murare un cupo

nuraghe di rancore

e dove ancora in tanche invasate

dal gemito di lèmuripastori

trasudano pietra anche ricordi

di consunte epopee di transumanza.

E io

di stirpe antica destinato a vivere

dentro questo subbuglio di popolo

disperso in alveari di paesi

che hanno solitudini accorate

non sai se di galassia o di cardi fioriti

in mezzo alla sterpaglia

sono un grido impietrito di poeta ostinato

dove

ormai fra gente nuova ancora

inconscia del mito di nazione

mi sento questo flebile

impercettibile

murmure d'estinto

in lampo di grafema

inciso con l'unghia del furore

sopra l'arco di pietra del portale

ansioso della tomba.

 

 

Calvario

 

Una croce di ferro

infissa sulla roccia dove inizia

e finisce asteroide di paese...

e ognuno sa del suo quotidiano calvario.

 

 

Lontananze

 

Profumano lontananze d'isola

i monti

hanno lieve sentore di mare

le scogliere

di sfarfallio di neve

qui dove profumano più fini

lontananze d'arcipelaghi

anche uomini.

 

Silenzio

 

Giorno e notte

la grande sfinge della rupe

guarda con i suoi occhi di silenzio

il mio silenzio...

Contano ancora le parole?

 

 

Soltanto

 

Ahi antichi contrasti di colori

dove spigano in speranza solo fieni

ancora s'ammantigliano le donne di gramaglie

si traveste il nuraghe di licheni

ed è soltanto d'oro il silenzio

nel suo cuore di pietra da millenni.

 

 

La leggenda della rupe

 

Il vento vagabondo

racconta sul nuraghe al caprifico

dalle labbra di corallo che spargono

sorriso d'ironia

la leggenda della rupe invaghita

del sogno a tholos...

vertigine del seme

dove metterà radici

un altro oblio d'austera civiltà?

 

 

Ansia

 

In ansia di pietra sogno d'arco

oltre l'arco il portale della tomba...

oltre la tomba quale

disciolto ignoto quale impietrata ansia?

 

 

Lamento per il fuoco

 

I

Campane a martello

Don don don

campane suonano a martello

ardono ardono ardono

anche gli ultimi ulivi ingentiliti

su radici di olivastro

già diramati in titoli spagnoli.

Ormai

nevica cenere sui monti

e maschere di fuliggine

scambiano la smorfia del sorriso

con sorsi d'angoscia alla fontana.

Intanto

ai piedi del Santo Patrono

abbonda l'alla della lampada votiva.

 

II

Cavalli di fuoco

Ancora

vento d'odio ha spronato

rossi cavalli

e corrono dal piano imbizzarriti

cavalli di fuoco

corrono scalpitando fino ai monti lontani

cavalli di morte

e galoppando galoppando scendono dai monti fino al mare

con la bava

alla bocca

neri cavalli

stramazzati.

 

III

Vento e fuoco

E' scrigno imperscrutabile dell'odio

quest'impero senza confini

fra acqua terra cielo

dove arcigni dei pagani

allevano vento e fuoco

a fiorire da radici segrete

come vene di rocce.

 

IV

La fiamma lontana

Pende da mani di pietra focaia

affilatissima spada di Damocle

sulla mia maschera d'ansia

dal tremore di carne adolescente

e più non brucia

non brucia la ferita sotto il sale

o isola che ardi nel tuo mare

e dell'impareggiabile splendore

di Caino sei cenere

per me fiamma lontana.

V

Bosco

Intrico di rami e foglie e gemme

sacrario sopravvissuto

alla sentenza della cenere

ancora mi sorprendono parvenze

d'Arcadia a pensare

quale filtro d'amore o antico nepente

hanno inebriato le vene delle rocce

distese accanto a questo mio stupore

di restaurato rudere di carne.

 

 

Il sonno della pietra

 

Il sonno della pietra di nuraghedolmenmenhir

ramifica nel compianto dell'edera

sopra il mio cippo infranto

che già mi attende ansioso

agli oracoli di un vento impensierito

sulle croci infiorate.

Nuotano in quel sonno

morti millenari di antenati

obliando obliando

sopra spine di lumi dentro calmi oli

pestilenze e disfatte

apologhi di pace e rituali d'ordàlia

e abissi di rose sopra letti

irti d'amore

e palpitano in balìa d'indolenza

vivendomi dentro questo relitto

dinoccolato di ossa

nel naufragio di redivivo sangue.

 

 

Inquietudine

 

Discesa pentecoste fallica

dall'altura del menhir

alla mia verticale

l'agguato dell'accorato assillo

dal diedro di semiaperte mani

emerso viso di stupore

barcolla l'angolare identità

fra la carnale pietra e l'albero di sangue

impavida torsione di colori

in una luce d'aprile sprofonda

sopra erbe inconsapevoli d'abisso

l'ombra di un'antica inquietudine.

 

 

Rabbia

 

Bisbigliano risacche del meriggio

dove schiuma la mia rabbia...

in sembianza d'onde

nel febbrile miraggio

approdano orde di maschere

che dalle rupi in eco propagano

calpestio di conquiste inappagate.

E sopra la spalla nuda

più mi pesa in luce di millenni

ombra di sciagure.

Delendapatria di nessuno

nel roteare dello sguardo

io vado cupamente

immaginando sibilo di fionda

con questa pietra d'isola

scagliata sulla fronte del sole.

 

 

La casa degli avi

 

Forse la casa

è poco più grande di quanto

a malapena

era possibile a una dozzina

di servi dell'ultimo Capotribù

circoscrivere con le loro braccia annodate.

Tirata su di certo

con fango calce e pietra di nuraghe e di fiume

dentro un ventoso cortile

con il pozzo fra l'ulivo e il ginepro

dove s'essicca l'aglio

sotto il fico il basilico con qualche

ciuffo di prezzemolo e zafferano

qua e là malva cipolle e rosmarino

e in un angolo forse segreto

fra l'elleboro sparso fino al limitare

certo anche l'alloro

a ombreggiare la fronte

nei silenzi estivi

quando dita impulsive

infatuate d'inno alla vita

assecondano labbra

che scandiscono versi irti di sillabe

e tutt'intorno rovo e biancospino

come estremo confine del mondo

a ridosso di monti indolenziti

da vertigini sul mare.

Cercare la casa degli avi

con la chiave di volta in basalto

fiorita sopra il portale

e le reliquie dei Penati

sepolti dalla polvere di tarlo

dentro la nicchia del sottoscala

in radica di noce.

Cercare sotto la cenere

il cuore di pietra del focolare

io

spora d'ansia in cerca di terra per fiorire.

 

 

L'Eden della pietra

 

Adam

scolpisce per l'ultima genitura

l'Eden della pietra...

e da segreti palpiti di carne

in profilo di conchiglia

da acque di cristallo velate di veleni

contro un cielo irto di silenzi

desesperada y sola

madrematrigna si staglia

eco d'ansia dal ramo di spume

che dispensano al vento sonagliere di festa

tu dolceamaro

sesso di madreperla

scavato nel mio abisso

a porgere presagio di tempesta.

 

 

Patria

 

Patria

sogno

d'isola

isola

mito

di pietra

pietra

ansia

di polvere.